Parlare del lutto ai bambini

Fin dalla prima infanzia è importante parlare del lutto ai bambini, non solo in risposta ad eventi luttuosi ma anche in termini preventivi. Tendiamo a tutelare i nostri figli cercando di non far vivere loro il dolore, la morte viene negata, relegata, ad esempio, nel contesto ospedaliero, eppure, paradossalmente i nostri figli sono bombardati da immagini e cronache di morte esibita in TV o attraverso videogiochi a prescindere dal livello di maturazione intellettiva e psico-emotiva del bambino.

La morte viene vista dai bambini come un qualcosa di lontano, questo potrebbe comportare la negazione della morte stessa e una mancata riflessione sul mistero che essa porta con sé.
Tuttavia, riflettere sulla morte e sul tema della perdita non è semplice poiché dobbiamo inevitabilmente confrontarci con l’idea di doverci separare prima o poi da quanto ci è caro, fino a perdere tutto perdendo la nostra stessa vita. Le piccole grandi perdite quotidiane, fisiologiche, evolutive, come l’esclusività di mamma e papà (ad es. quando nasce un fratellino), la rinuncia ad avere solo per sé un gioco e doverlo condividere con un compagno … possono diventare un’occasione per imparare ad affrontare i grandi distacchi.

Da non sottovalutare è il lutto di un animale domestico. Nella maggior parte dei casi è il primo lutto importante che vivono i bambini, quindi una prima esperienza reale di distacco e perdita. E’ indispensabile educare alla vita e insegnare che essa, per natura, sia caratterizzata da perdite a volte ineluttabili e definitive come la morte. Ciò non significa insegnare una logica vittimistica. L’uomo che ama la vita può, secondo E. Fromm, contrapporre alle morti inevitabili la capacità creativa. “Vivere creativamente è un modo di stare al mondo che continua a tener conto della morte perché implica essere capaci di accettare i cambiamenti, di sopportare ciò che è insicuro, di lasciar andare, di reggere l’attesa, di lasciar spazio a nuove idee e così via. Essere creativi ha perciò a che fare con l’atteggiamento che abbiamo nei confronti della vita prima ancora che nei confronti della morte e si alimenta della fiducia che qualcosa di nuovo continuerà ad irrompere nella vita per donarci attraverso le “morti” nuova vita”.

Favorire lo sviluppo di questo atteggiamento è uno dei compiti dell’educazione alla morte. Le emozioni giocano un ruolo fondamentale nella formazione degli atteggiamenti e nei comportamenti delle persone. Pertanto, un intervento di educazione anche per i bambini che non presentano l’emergenza/urgenza di un lutto da elaborare, è un intervento di prevenzione e promozione della salute.
Parlare della morte in termini realistici permette di contenere le angosce e le paure, l’abbandono nel silenzio di tutto ciò che evoca emozioni negative rischia di esporre il dolore alla minaccia dell’angoscia ingestibile. Il lutto è una disorganizzazione, seppur temporanea, dell’individuo e del sistema familiare. Non ci si deve aspettare da parte dei bambini una risposta univoca e schematica alla scomparsa di una persona cara, poiché le loro reazioni dipendono dall’interazione di molteplici fattori come l’età del bambino, il legame con la persona scomparsa, la possibilità di partecipare alla cura e al saluto della persona malata, le risorse dell’ambiente familiare e sociale, la possibilità di esprimere i propri sentimenti e la possibilità di proseguire la propria vita quotidiana.